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La nostra specialità: i vostri diritti

Avvocato franco-italiano, foro di Marsiglia

Diritto di famiglia - separazione e conseguenze sui figli

L’avvocato Lendo interviene in diritto di famiglia e, più precisamente, in materia di separazione delle coppie e delle conseguenze sui figli.

Dopo la separazione, i genitori (ma anche i nonni) possono chiedere in giustizia il diritto di visita e di affidamento.

Sono ipotizzabili tre modalità di affidamento dei figli:

  • L’affidamento classico: il figlio passa più del 60% del tempo con uno dei genitori,
  • Affido condiviso: il figlio vive alternativamente dal padre e dalla madre, che condividono la sfida,
  • Affidamento esclusivo: Il figlio vive con uno solo dei genitori.

La scelta di una modalità di affido può farsi tramite accordo o in giustizia. Il figlio è raramente implicato in questo tipo di decisioni, ma può essere consultato in alcune situazioni.

Bisogna tenere a mente che i due genitori sono uguali davanti alla legge per ciò che concerne i figli. Uno dei genitori non può attribuirsi arbitrariamente l’affido dei figli.

Il ricorso in giustizia: è uno dei modi di preservare il figlio dalle tensioni generate dalla separazione. I genitori non sposati che si separano possono fissare tramite accordo le misure che riguardano i figli. Dette separazioni sono pacifiche, ma altre possono essere conflittuali e ciò rende il dialogo difficile o a volte impossibile.

Il vostro Avvocato può, innanzitutto, partecipare al ripristino del dialogo al di fuori di ogni procedura. In seguito, potrà adire il giudice degli affari familiari a monte di ogni tipo di difficoltà, al fine di semplificare la vita di ogni giorno, laddove sorgano difficoltà nelle relazioni della coppia genitoriale.
I genitori non separati possono adire il giudice degli affari familiari perché fissi:

  • Le modalità di esercizio della responsabilità genitoriale (congiunta, esclusiva);
  • La residenza dei figli (esclusiva, alternata);
  • Le modalità del diritto di visita del genitore presso il quale non vive il figlio (ridotte, classiche allargate);
  • Il valore dell’assegno di mantenimento.

L’assistenza dell’avvocato in questo tipo di procedura non è obbligatoria, ma è vivamente consigliata, tenuto conto della sensibilità della materia e delle problematiche importanti. Il giudice può essere adito da uno o da entrambi i genitori.

Ciò si fa attraverso il deposito di una richiesta alla cancelleria del giudice degli affari familiari del Tribunale di Grande Istanza del luogo di residenza dei figli di cui si tratta e di cui si devono regolare le modalità di esercizio della responsabilità genitoriale. 

Infine, in caso di situazioni di urgenza, quando il giudice degli affari familiari l’avrà autorizzato, sarà possibile far consegnare una citazione in giustizia, tramite ufficiale giudiziario, per comparire in una data predefinita.
In primo luogo, la decisione del giudice è sempre motivata alla luce dell’interesse dei figli.

La fissazione delle modalità di esercizio della responsabilità genitoriale 

L’articolo 371-1 del codice civile definisce la responsabilità genitoriale come: “un insieme di diritti e doveri che hanno per finalità l’interesse del figlio. Essa appartiene ai genitori fino alla maggiore età  o fino al momento di emancipazione del figlio, per proteggere la sua sicurezza, la sua salute e la sua moralità, per assicurare la sua educazione e permettere il suo sviluppo, nel rispetto dovuto alla sua persona. La responsabilità genitoriale si esercita senza violenze fisiche o psicologiche. I genitori lasciano prendere al figlio le decisioni che lo riguardano, secondo la sua età e il suo grado di maturità.”

La separazione dei genitori è dunque  senza effetto sull’esercizio congiunto della responsabilità genitoriale. Ciascuno dei genitori dovrà, quindi, operare per il mantenimento delle relazioni personali con il figlio, ma ugualmente per il mantenimento delle relazioni di questo con l’altro genitore.

Al contrario, il giudice degli affari familiari potrà essere portato a confidare l'esercizio della responsabilità genitoriale a uno solo dei genitori, se l’interesse del figlio lo esige. La responsabilità genitoriale esclusiva significa che uno solo dei genitori possiede l’autorità genitoriale. La decisione di accordare la responsabilità genitoriale a uno solo dei genitori è pronunciata dal giudice degli affari familiari.

Per arrivare a una decisione del genere, bisogna che uno dei genitori abbia mancato gravemente ai suoi obblighi di madre o di padre o semplicemente che si sia rifiutato di esercitare la responsabilità genitoriale.

Esempi di motivi che giustificano l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale:

  • L’assenza del padre (o della madre) fin dalla nascita del figlio;
  • Il disinteresse manifestato dal padre (o dalla madre) nei confronti del figlio.

Il genitore che decade dalla responsabilità genitoriale, non ha più delle prerogative con riferimento alle scelte in merito all’educazione del figlio. È solo una prerogativa di vigilanza. Il genitore che non ha più la responsabilità genitoriale può nondimeno beneficiare di un diritto di visita, se il giudice ritiene che questo non sia contrario all’interesse del figlio.

La fissazione della residenza dei figli

Se i genitori non sono d’accordo sulla fissazione della residenza abituale dei figli, il giudice degli affari familiari deciderà in funzione dell’interesse superiore del figlio. Il giudice degli affari familiari potrà ugualmente stabilire l’assegnazione di una residenza alternata se vi sono tutte le condizioni materiali per garantire l’equilibrio e la stabilità dei figli.

L’affido esclusivo

Si tratta della modalità di affido dei figli più vecchia e diffusa. Come indica il nome, è una modalità che consiste nell’attribuire l’affido a uno solo dei genitori. Questo non significa che l’altro genitore non potrà mai ricevere o passare del tempo con i suoi figli. In effetti, l’affido esclusivo è sempre accompagnato - salvo rare eccezioni - da un diritto di visita a beneficio dell’altro genitore.

L’attuazione dell’affido esclusivo può essere il risultato di un comune accordo dei genitori o essere frutto di una decisione del giudice degli affari familiari.

In ogni caso, anche se i genitori sono d’accordo sulla modalità di affido, è il giudice che deve decidere. Il giudice degli affari familiari prende la sua decisione basandosi su differenti criteri:

  • L’età dei figli;
  • La disponibilità dei genitori;
  • La capacità dei genitori di occuparsi dei propri figli;
  • la relazione dei genitori con i figli;
  • La volontà dei genitori;
  • Le pratiche antecedenti;
  • La volontà dei figli;
  • I bisogni dei figli.

In caso di contenzioso, spetta al genitore che reclama l’affido esclusivo dei figli fornire la prova che l’altro genitore non è in grado di farsene carico.

Importante: per trovare un accordo, i genitori possono fare appello alla mediazione familiare.

Attenzione: affido esclusivo e responsabilità genitoriale esclusiva non sono sinonimi.

L’affido alternato

L’articolo 373-2-9 del Codice civile prevede la possibilità di fissare la residenza dei figli alternativamente presso il domicilio di ciascuno dei genitori. Lo scopo è quello di favorire una ripartizione del tempo passato con il figlio meno ineguale.

Questa modalità di affido dei figli è duplicata in 10 anni secondo uno studio del 2015. Riguarderebbe, nel caso di coppie divorziate, 1 figlio su 5 e, nel caso di coppie separate, 1 figlio su 10. Più il divorzio é contenzioso, meno è ipotizzabile una residenza alternata.

Attenzione: la ripartizione del tempo di residenza presso l’uno e l’altro dei genitori non è matematica: i figli possono risiedere alternativamente cinque giorni dalla madre e quattro giorni dal padre e viceversa.

L’affido alternato permette ai due genitori di godere in maniera eguale della presenza del figlio e contribuire parallelamente alla sua cura e alla sua educazione.

Questa modalità di affido può, tuttavia, avverarsi complicata da mettere in pratica quando gli avvicendamenti sono ravvicinati (2 giorni da uno, 2 giorni dell’altro) o quando le residenze dei due genitori separati o divorziati sono lontane. L’affido alternato presuppone una certa organizzazione.

Alcuni giudici sono abbastanza reticenti nell’accordare questa modalità di affido, nella misura in cui, la vita dei figli può uscirne sconvolta. I figli hanno, in effetti, bisogno di punti fermi e di un ritmo di vita abbastanza stabile. Di fatto, l’affido alternato è molto difficile da mettere in pratica quando il figlio o i figli sono molto giovani (neonati per esempio).

I pedo-psichiatri sono concordi su un punto: l’affido alternato è sconsigliato prima che il figlio non abbia raggiunto l’età di tre anni. Può essere nondimeno eccezionalmente accordato dal giudice.

Per tutte queste ragioni, il giudice è talvolta portato a rifiutare l’affido alternato e a preferire un affido esclusivo (molto spesso presso la madre) con un eventuale diritto di visita esteso all'altro genitore.

Aldilà dei tre anni, la scelta dell’affido alternato non è sistematicamente avallata dal giudice, il quale deve tenere conto di molti elementi per poterlo concedere:

  • L’età della maturità del figlio;
  • L’intesa dei genitori;
  • La loro prossimità geografica;
  • La disponibilità dei genitori;
  • Le loro rispettive capacità economiche.

La fissazione della contribuzione alla cura e all’educazione dei figli

L’assegno di mantenimento è versato al genitore che assume la responsabilità quotidiana dei figli. In caso di residenza alternata, può essere pronunciata una contribuzione a carico di uno dei due genitori, soprattutto quando vi è una forte disparità tra i redditi.

Per calcolare il totale dell’assegno di mantenimento, il giudice prende in considerazione i redditi di colui che la deve versare, poi misura i redditi di colui che la riceverà e, infine,  sono ugualmente esaminati i bisogni dei figli.

Esistono tabelle di riferimento che orientano i magistrati nelle loro scelte, anche se la determinazione del totale dell’assegno di mantenimento è lasciata al loro apprezzamento.

Importante: il pagamento dell’assegno di mantenimento non prende fine con la maggiore età del figlio quando quest’ultimo non sia in grado di badare a se stesso finanziariamente parlando e fintantoché, per esempio, prosegua i suoi studi.


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